benessere 3

Mesia

Una delle maggiori preoccupazioni dell’uomo è sempre stata la salute. Al giorno d’oggi poi, quando il medico prescrive delle analisi, uno dei risultati più temuti è il colesterolo. Cerchiamo di capire che cos’è: è una sostanza grassa che si trova nel sangue, un lipide essenziale per le pareti delle cellule. Essendo una sostanza oleosa, non è possibile assimilarla al sangue, senza che il fegato la sintetizzi, dopo ogni pasto, per immetterla nuovamente nel sangue. Il solo modo perché il colesterolo circoli, è legato alle lipoproteine che hanno la funzione di trasporto. Nel fegato avviene l’associazione con esse che, avendo un alto o basso contenuto di grassi (LDL e HDL), vengono rielaborate e rimesse nel circolo sanguigno. I valori del colesterolo dipendono in maniera determinante sia dalla dieta che da fattori ereditari. L’ipercolesterolemia o colesterolo alto, si instaura in soggetti con pochi recettori per il colesterolo LDL, (detto “cattivo”) sulla superficie del fegato, che non riuscirà, per questo, ad eliminarlo dal sangue. Se l’alimentazione eccede in grassi animali detti saturi, il fegato avrà più difficoltà a smaltire il colesterolo “cattivo”. Purtroppo ciò costituisce un serio pericolo, dovuto alla formazione di placche resistenti all’interno dei vasi sanguigni. Col tempo le arterie si restringono, perdendo la loro elasticità (aterosclerosi), ma se il problema investe le coronarie, si può incorrere in un’ischemia per scarsità di ossigeno o, peggio, in un infarto, quando l’arteria si blocca del tutto, causando la morte del tessuto cardiaco. Non dimentichiamo che c’è anche un colesterolo “buono”, (HDL), in grado di sottrarre il colesterolo alle arterie e di ricondurlo al fegato che lo espelle con la bile. Le donne sono più protette dal rischio di aterosclerosi e di infarto, grazie agli estrogeni, capaci di aumentare i livelli di colesterolo HDL. Come si può evitare l’innalzamento dei livelli di questo lipide? Un giusto peso corporeo, una vita fisicamente attiva ed una dieta corretta che si ispiri alla ben nota “piramide alimentare”, sono accorgimenti atti a prevenire sia l’ipercolesterolemia che le patologie ad essa correlate. Solo se tutto ciò non fosse sufficiente, si può ricorrere all’aiuto di una terapia farmacologica.

L’uovo ha sempre contenuto in sé marcati significati allegorici quali la vita e la sacralità, ancor prima dell’avvento del Cristianesimo. Anticamente, secondo una visione pagana, il cielo ed il pianeta terra erano considerati due emisferi che creavano un unico uovo e le uova simbolicamente costituivano la vittoria della vita. Per gli Egizi, l’uovo racchiudeva in sé i quattro elementi dell’universo (acqua, aria, terra e fuoco), i Persiani erano soliti scambiarsi uova di gallina per accogliere la primavera, affiancandovi riti per la fecondità e per il rinnovarsi della natura. I Romani seppellivano un uovo dipinto di rosso nei campi perché visto come propizio per i raccolti. Nel Medioevo, si sviluppò l’usanza di scambio di uova decorate da regalare alla servitù. In questo stesso periodo, l’uso di uova con decorazioni andò ad intrecciarsi con il Cristianesimo, nel quale assunse significato di rinascita dell’Uomo, Cristo. L’uovo infatti ha la forma di sasso ed appare inanimato, come il sepolcro di pietra entro cui Gesù era stato deposto. Al suo interno, però, una nuova vita pronta a nascere: per questo è simbolo di resurrezione. Ancora nel Medioevo, sorse la tradizione di creare uova artificiali composte da materiali preziosi come l’oro, il platino e l’argento, destinate ai nobili ed aristocratici. Più tardi, all’orafo Peter Carl Fabergé è dovuta la preziosa tradizione delle uova decorate: nel 1883, lo zar di Russia gli commissionò un dono speciale per la zarina. In quella occasione, Fabergé creò il primo uovo in platino smaltato di bianco che custodiva un altro uovo d’oro. All’interno c’erano due doni sempre in oro, una corona riprodotta ed un pulcino. Da questa idea-sorpresa si diffuse poi l’usanza del dono all’interno dell’uovo.

Soltanto nel secolo scorso ha preso piede l’uso dell’uovo di cioccolato, anche se non è chiaro a chi spetti il primato della sua invenzione; c’è chi dice che fu Luigi XIV il primo a farlo realizzare intorno ai primi del ‘700, altri affermano che l’idea sia nata in America, dove peraltro ha origine la pianta del cacao. Di sicuro l’usanza è attestata tra Francia e Germania ai primi dell’800, periodo in cui le uova erano di cioccolato pieno. Le cronache da Guinness, riportano che il più grosso fu preparato nel 1897 da un confettiere londinese in occasione di un matrimonio di casa Stuart: alto 9 metri, largo 18, conteneva centinaia di bomboniere da distribuire agli invitati. Se inizialmente la sua preparazione era riservata ad esperti artigiani del cioccolato, in tempi più recenti l’incremento della richiesta ha reso necessario un processo di tipo industriale. Le uova artigianali restano le più pregiate, ma la loro diffusione è nettamente inferiore rispetto a quelle commerciali. Queste ultime devono la propria fortuna alla presenza di giocattoli più in voga del momento, trasformando però le uova in semplici “contenitori” di prodotti, togliendo tutto il significato intrinseco posseduto in origine.

In un racconto per immagini, un certo numero di parole attribuite ad un personaggio viene indicata con il termine fumetto, anche se con questa parola ormai si tende ad indicare non solo la nuvoletta, ma l’intera storia. Come genere, nasce in America all’inizio del ‘900 per rilanciare l’edizione domenicale dei maggiori quotidiani, quindi destinato ad un pubblico adulto. In realtà il fumetto viene alla luce ancor prima che venisse inventata la scrittura, quando l’uomo delle caverne tentava di riprodurre scene di guerra e di caccia sulle pareti delle grotte. Quindi si imparò prima a disegnare e poi a scrivere o meglio a scrivere attraverso il disegno, come testimoniano i geroglifici egiziani. Per cui il fumetto è un risultato composito, perché ha nella sua struttura uno stretto rapporto con la letteratura, per ciò che riguarda il contenuto della nuvoletta e con le arti figurative relative all’immagine. Come detto in precedenza, il fumetto nacque negli Stati Uniti come espediente per aumentare la vendita dei quotidiani. Ben presto questo strumento divertente e di facile lettura si rivelò molto suggestivo ed efficace: era chiaro che il fumetto possedeva un impatto persuasivo superiore a quello del romanzo. Nato quindi con lo scopo di intrattenimento, si trasformò aprendosi a storie realistiche, romantiche, avventurose o fantascientifiche. Ancora oggi nel mondo, tantissimi lettori grandi e piccoli danno spazio al loro bisogno di avventure leggendo le storie di Superman, Batman, dell’Uomo Ragno e di tanti altri eroi e supereroi. In generale, i fumetti possono basarsi su avventure criminali con gangster, poliziotti o investigatori; fumetti che hanno come protagonisti supereroi, terrestri o extraterrestri capaci di imprese sovrumane; a sfondo sentimentale, incentrati su personaggi ingannati o maltrattati, le cui trame vertono su amori contrastati, crisi matrimoniali o difficoltà economiche; fumetti satirico-sociali che si concentrano su problemi della società come alcool, droga, emarginazione.


In Italia si diffuse come genere solo agli inizi degli anni trenta, anche se in precedenza erano apparsi già alcuni personaggi sul Corriere dei Piccoli nato nel 1909. Rimase per lo più ai margini delle arti figurative, nonostante una produzione di livello, fino agli anni sessanta, quando si assiste al boom del fumetto in seguito all’uscita del primo numero della rivista Linus. Da questo momento entra a far parte del mondo degli adulti: fino ad allora era ritenuto un prodotto per ragazzi. Inizia col rappresentare la nuova narrazione della civiltà dell’immagine, diventa materia di studio universitario ed avvenimento tale da coinvolgere sociologi, scrittori e studiosi. Insieme al cinema e alla televisione diventa uno dei fenomeni di massa più diffusi. Tantissimi i personaggi dei fumetti creati nel tempo e tra questi ne riempiono il panorama Alan Ford, agente segreto nato nel 1965, Asterix creato nel 1959, la cui ambientazione è la Gallia (Francia in epoca dell’antica Roma), Batman di Bob Rane, Betty Boop di Fleischer disegnata nel 1931 ed ancora Charlie Brown, Corto Maltese, Diabolik, Dylan Dog, solo per citarne alcuni. Personaggi che riempiono immagini e storie talvolta da eroi, talvolta con un’impronta caricaturale commentate da battute essenziali, permettono di classificare il fumetto una forma di espressione a sé stante, accostabile alle altre arti.

E’ da sfatare la credenza che la pasta sia stata introdotta in Italia dalla Cina tramite Marco Polo. Infatti nel 1279, quando l’esploratore veneziano si trovava ancora in oriente, il notaio genovese Ugolino Scarpa redasse il testamento nel quale, fra le altre cose, veniva lasciato in eredità una cassa piena di maccheroni. Di sicuro furono gli Arabi nel XI secolo a diffondere la pasta in tutto il bacino del Mediterraneo, ma fu solo in Italia che divenne cibo diffuso. Certamente nella cultura alimentare araba, la pasta essiccata costituì un elemento fondamentale già dal secolo IX, molto prima che lo stesso fosse introdotto in Europa, come risulta da studi e ricerche su documenti arabi relativi all’alimentazione nel Medioevo.

<<...A ponente di Termini (Pa), vi è un abitato che si chiama Trabìa, incantevole soggiorno con acque perenni e parecchi mulini. Trabìa ha una pianura e vasti poderi, nei quali si fabbricano tanti vermicelli da approvvigionare, oltre ai paesi della Calabria, quelli dei territori musulmani e cristiani, dove se ne spediscono moltissimi carichi per nave…>>.

Questa riportata è la prima testimonianza scritta relativa alla produzione di pasta essiccata, tratta dal “Libro per chi si diletta di girare il mondo”, scritto dal geografo arabo Al Idrisi nel 1154. Il procedimento adottato per l’essiccazione prevedeva che la pasta fosse esposta al sole per qualche tempo, quindi posta in luoghi chiusi riscaldati per mezzo di bracieri, garantendo di affrontare anche viaggi verso destinazioni lontane senza deteriorarsi. Il vocabolo “trie”, derivato dall’arabo itriyah (focaccia tagliata a strisce), sopravvive ancora oggi in molte località del sud Italia, mentre dal basso Medioevo la pasta venne definita più genericamente anche con il termine maccheroni. Quest’ultimo, derivato dal siciliano “maccarruni”, proverrebbe da “maccari”, ossia schiacciare. La Campania ha avuto un ruolo di primo piano nella lavorazione della pasta dura. Il clima secco e ventilato delle coste napoletane è particolarmente adatto alla produzione della pasta che per secoli ha mantenuto il tradizionale essiccamento tramite semplice esposizione all’aria. Sono del 1295 le prime notizie della vendita di pasta essiccata nel Regno di Napoli, dove la regina Maria ne acquistò un consistente quantitativo per un banchetto. Nel 1833 nacque il primo pastificio industriale e da quel momento, la pasta si avviò a conquistare tutto il mondo. I primi a “rispondere”, furono gli svizzeri, che emigrarono verso Napoli per ricoprire le più svariate mansioni professionali. La produzione della pasta napoletana fu premiata all’Esposizione Universale di Parigi del 1856: i  meriti erano di Torre Annunziata e Gragnano, maggiori poli produttivi in cui clima e stretta vicinanza al mare favorivano la migliore essiccazione e la lunga conservazione del prodotto.  La pasta è oggi uno degli alimenti più consumati nel mondo, con un utilizzo in Italia di circa trenta chili a testa all’anno, contro i cinque di riso. La produzione della pasta a livello industriale si basa sulla lavorazione di un impasto di farine di semola di grano duro con acqua e sulla successiva trafilazione. Alla fase della depurazione della farina, seguiranno la preparazione dell’impasto con farina, acqua e sale, il condizionamento per disaerazione e la trafilazione, con cui si procede a comporre i diversi formati. L’essiccamento è la fase più delicata che avviene in una camera di essiccazione ad alta umidità relativa. La qualità della pasta si misura attraverso prove di cottura, pesandola dopo averla scolata, calcolando anche il peso degli elementi che rimangono nell’acqua. Oltre il formato tradizionale italiano, gli spaghetti, se ne producono altri sia di pasta lunga che corta, che a loro volta si possono suddividere in lisci o rigati. L’industria della pasta può aggiungere anche additivi come uova, per la pasta all’uovo, spinaci, pomodori e altre verdure, con ripieni vari (ravioli, tortellini, agnolotti), pasta per diabetici con poco amido, per celiaci senza glutine, paste dietetiche ad alto tenore proteico e con farine di soia, di mais e di riso.

Nel greco antico era definita Kosm tikos “che ha il potere di sistemare” o “abile nel decorare”. La sua storia procede parallela a quella dell’umanità e già 30.000 anni fa l’uomo primitivo usava colori per decorare caverne ed il proprio corpo. Questa pratica aveva come scopo la protezione, sia per mimetizzarsi, sia per generare timore nel nemico. Anche Indiani d’America usavano decorarsi il corpo, Cinesi e Siamesi, utilizzavano con abbondanza cosmetici ed oli aromatici anche nelle pratiche religiose. Presso gli Egizi era dato grande spazio alla cura della persona: le donne dipingevano la linea dell’occhio, palpebre, ciglia e sopracciglia. Sia uomini che donne radevano le sopracciglia, per poi ridisegnarle sopra la linea naturale. Si dedicavano alla cosmetica anche Sumeri, Ebrei, Assiri e Babilonesi. Questi ultimi due popoli si applicavano in modo particolare alla produzione di profumi, di cui facevano ampio uso. Anche Greci e Romani erano più interessati alle fragranze che alla cosmetica di viso e corpo.


I prodotti cosmetici sono sostanze o miscele da applicare sulla superficie del corpo, quindi pelle, capelli, unghie, labbra e denti. Per il corpo vengono utilizzati creme ed emulsioni, lozioni o gel. Sul viso si applicano maschere di bellezza, fondotinta, ciprie, prodotti per il trucco e struccanti e quelli per le labbra. Il fondotinta valorizza il viso, creando l’effetto di “seconda pelle”, grazie ai pigmenti colorati che conferiscono all’incarnato un colorito luminoso. E’ la base su cui stendere il trucco e cancellando difetti ed imperfezioni, neutralizza eventuali differenze di colore della pelle. Viene considerato di aiuto nella difesa dai raggi ultravioletti: contiene filtri che proteggono dalle radiazioni del sole. Può essere fluido, cremoso, compatto ed in polvere minerale ed è arricchito con oli, sostanze idratanti e talchi leggeri. La cipria consente di fissare il fondotinta ed evitare l’effetto “lucido”. In commercio viene proposta in polvere e compatta. Quella in polvere è lievemente colorata, finissima ed impalpabile, viene usata dai truccatori, mentre la compatta è colorata ed adatta a ritocchi veloci. L’ombretto rende lo sguardo più intenso e luminoso, creando giochi di luce attraverso il colore. In polvere, si applica facilmente e scegliendo tra opachi, perlati e satinati, risulterà possibile combinarli in vari modi. L’eye-liner, da non confondersi con la matita per occhi, consiste in un colore liquido da applicare lungo il bordo cigliare della palpebra, mentre la matita la cui durezza o morbidezza determinerà minore o maggiore marcatura, è sempre a pasta solida. Il kajal, da sempre usato da uomini e donne in India, è uno stick con punta conica, utilizzata per colorare la parte interna della congiuntiva, mentre il kohl, simile al kajal anche per forma e modalità di applicazione, è più resistente del kajal, ma risulta meno marcato. Il mascara è un cosmetico specifico per gli occhi, in particolare per le ciglia e si presenta cremoso in tubetto, da utilizzare con il suo spazzolino che aiuta a truccare le ciglia dalla base. Il correttore serve da base per coprire occhiaie, imperfezioni, macchie della pelle o piccole cicatrici. Di consistenza compatta e poco cremosa, si fissa con facilità e non scioglie. Si usa prima del fondotinta sulle parti che presentano difetti o alterazioni che si desidera coprire. La matita per le labbra è un importante accessorio per definire il contorno e può essere applicata come base per il rossetto dello stesso colore, ma si può usare anche come unico prodotto ottenendo un effetto opaco e dilunga durata. Il rossetto consente di modificare il colore o la forma e la grandezza delle labbra. In commercio esistono il lipstick, più conosciuto ed utilizzato, il lucidalabbra, in forma fluida da applicare con un pennellino ed il rossetto opaco o “mat”, che ha la caratteristica di far apparire più piccole le labbra troppo grandi o carnose. Per ogni tipo di pelle, ci sono anche prodotti adatti a rimuovere il trucco definiti struccanti, che aiutano a pulire la pelle dai cosmetici. A seconda delle proprie esigenze o abitudini, sono disponibili latte detergente, acqua micellare, struccante bifasico, salviette struccanti, olio struccante e panno in microfibra.

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