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Cinema & Lettura

Cinema & Lettura (3)

Il fumetto

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In un racconto per immagini, un certo numero di parole attribuite ad un personaggio viene indicata con il termine fumetto, anche se con questa parola ormai si tende ad indicare non solo la nuvoletta, ma l’intera storia. Come genere, nasce in America all’inizio del ‘900 per rilanciare l’edizione domenicale dei maggiori quotidiani, quindi destinato ad un pubblico adulto. In realtà il fumetto viene alla luce ancor prima che venisse inventata la scrittura, quando l’uomo delle caverne tentava di riprodurre scene di guerra e di caccia sulle pareti delle grotte. Quindi si imparò prima a disegnare e poi a scrivere o meglio a scrivere attraverso il disegno, come testimoniano i geroglifici egiziani. Per cui il fumetto è un risultato composito, perché ha nella sua struttura uno stretto rapporto con la letteratura, per ciò che riguarda il contenuto della nuvoletta e con le arti figurative relative all’immagine. Come detto in precedenza, il fumetto nacque negli Stati Uniti come espediente per aumentare la vendita dei quotidiani. Ben presto questo strumento divertente e di facile lettura si rivelò molto suggestivo ed efficace: era chiaro che il fumetto possedeva un impatto persuasivo superiore a quello del romanzo. Nato quindi con lo scopo di intrattenimento, si trasformò aprendosi a storie realistiche, romantiche, avventurose o fantascientifiche. Ancora oggi nel mondo, tantissimi lettori grandi e piccoli danno spazio al loro bisogno di avventure leggendo le storie di Superman, Batman, dell’Uomo Ragno e di tanti altri eroi e supereroi. In generale, i fumetti possono basarsi su avventure criminali con gangster, poliziotti o investigatori; fumetti che hanno come protagonisti supereroi, terrestri o extraterrestri capaci di imprese sovrumane; a sfondo sentimentale, incentrati su personaggi ingannati o maltrattati, le cui trame vertono su amori contrastati, crisi matrimoniali o difficoltà economiche; fumetti satirico-sociali che si concentrano su problemi della società come alcool, droga, emarginazione.


In Italia si diffuse come genere solo agli inizi degli anni trenta, anche se in precedenza erano apparsi già alcuni personaggi sul Corriere dei Piccoli nato nel 1909. Rimase per lo più ai margini delle arti figurative, nonostante una produzione di livello, fino agli anni sessanta, quando si assiste al boom del fumetto in seguito all’uscita del primo numero della rivista Linus. Da questo momento entra a far parte del mondo degli adulti: fino ad allora era ritenuto un prodotto per ragazzi. Inizia col rappresentare la nuova narrazione della civiltà dell’immagine, diventa materia di studio universitario ed avvenimento tale da coinvolgere sociologi, scrittori e studiosi. Insieme al cinema e alla televisione diventa uno dei fenomeni di massa più diffusi. Tantissimi i personaggi dei fumetti creati nel tempo e tra questi ne riempiono il panorama Alan Ford, agente segreto nato nel 1965, Asterix creato nel 1959, la cui ambientazione è la Gallia (Francia in epoca dell’antica Roma), Batman di Bob Rane, Betty Boop di Fleischer disegnata nel 1931 ed ancora Charlie Brown, Corto Maltese, Diabolik, Dylan Dog, solo per citarne alcuni. Personaggi che riempiono immagini e storie talvolta da eroi, talvolta con un’impronta caricaturale commentate da battute essenziali, permettono di classificare il fumetto una forma di espressione a sé stante, accostabile alle altre arti.

Detto anche disegno animato, costituisce un film di corto o lungometraggio a disegni che in proiezione risultano animati per la persistenza delle immagini sulla retina. Il procedimento “immagine per immagine” tipico del cartone animato, ha preceduto l’invenzione stessa del cinema illustrandone i primi passi artistici. Tuttavia, il disegno animato è stato sempre considerato un prodotto minore rispetto al film con attori.
La tecnica consiste nella ripresa di disegni oppure oggetti inanimati fotogramma per fotogramma, permettendo di creare in proiezione l’illusione del movimento: si possono realizzare film d’animazione partendo da disegni, diagrammi, sagome articolate o pupazzi. L’animazione di disegni si realizza attraverso la ripresa singola di una serie di disegni leggermente diversi l’uno dall’altro, in modo da rappresentare le diverse fasi del movimento. Precedentemente all’animazione, viene registrata una pista audio, utile agli animatori, per permettere loro di regolarsi sul numero di disegni da realizzare. In un secondo momento, vengono aggiunti anche doppiaggio, effetti sonori e musica.
Sono stati molti i pionieri dell’animazione in varie parti del mondo (Francia, America, Gran Bretagna, Germania ed a Oriente, il Giappone con i “doga eiga”, divenuti poi “Anime”). Negli anni ’30, però, Walt Disney “monopolizzò” il genere, arrivando a formare un vero e proprio impero personale. Pseudonimo di José Guizao Zamora, nato a Chicago da genitori spagnoli, fin da ragazzino aveva avuto grande passione per gli animali. Già a cinque anni, con matite colorate ritraeva tutti gli animali presenti nella fattoria in cui viveva con la famiglia. Sull’aia compariva anche un topolino, da lui battezzato Mickey Mouse, che Disney riprodusse nelle pose più svariate. Non dimenticando mai il suo “amico” della fanciullezza, tanti anni dopo, il disegnatore non esitò ad immortalarlo rendendolo famoso in tutto il mondo. E così ecco Topolino, che insieme a tanti altri personaggi ideati e disegnati dall’artista, sono diventati protagonisti di cartoni animati conosciuti in tutto il mondo.

Bianco e Nero

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Le prime pellicole regalavano immagini esclusivamente improntate su una varietà di grigi, che sfumavano dal nero al bianco. Le diverse tonalità che rendevano più precise le scene di un film erano il risultato della variazione di intensità delle luci e dei chiaroscuri. L'assenza del colore non era che una tecnologia imperfetta, benchè essa abbia prodotto immagini che resteranno per sempre nella storia del cinema: per il loro fascino, per la loro magia, nonchè per il loro crudo realismo. Quest'ultimo è stato trasmesso, grazie alla maestria dei direttori di fotografia, attraverso istantanee dirette e vive di vita vissuta, di pura drammaticità, di intensa suggestione, di commoventi e struggenti stati emozionali. D'altro canto non può essere sottovalutato come il bianco e nero abbia offerto anche momenti molto divertenti, ironici e di sano buonumore (si pensi agli intramontabili Stanley Laurel ed Oliver Hardy). L'avvento del colore e il suo trionfo, a seguito del perfezionamento della tecnologia, ha portato ad una cinematografia altamente nitida, avanzata e rispondente alle molteplicità cromatiche. E' vero anche che dagli anni '70, la scelta del colore è divenuta un obbligo, soprattutto perchè economicamente più conveniente. Se oggi ancora esistono film in bianco e nero, essi sono soltanto il frutto di scelte stilistiche del regista, si pensi a Schindler's list del 1993, diretto da S. Spielberg, in cui l'unica nota di colore resta quel 'cappotto rosso', mentre il senso di angoscia, di dolore e di tristezza, che pervadono il film, sono resi ancor più marcatamente forti, proprio per l'assenza del colore.